Oggi è più sicuro investire in Cina piuttosto che in Italia

7 progetti realizzati in 7 anni: imprenditori italiani in Oriente realizzano un grande progetto all’anno. In Italia un importante progetto resta fermo sulla carta per 7 anni

Al centro della missione lo sviluppo delle relazioni e l’incoming verso l’Italia, ma il presidente di Confimprese Turismo Italia Giuseppe Sarnella ha voluto anche onorare i protagonisti di uno dei rari progetti di grande importanza che rovesciano l’usuale rapporto Italia-Cina.

In questo caso è infatti una società a guida tricolore ad investire 1 miliardo di dollari in Cina. Protagonista di quello che non è più solo un progetto ma una concreta realtà di successo una società del gruppo fiorentino RDM Fingen, che anche nella gestione sociale è caratterizzata dal giusto mix di tradizione e innovazione.

Infatti, oltre a far capo ad una famiglia, come da consolidata tradizione italiana – in questo caso riguarda la storica famiglia toscana Fratini – non solo nella gestione ma anche e direttamente nella compagine sociale degli azionisti figurano manager di assoluta eccellenza e grande esperienza. Parliamo di Jacopo Mazzei, CEO e presidente del Gruppo RDM e Maurizio Lupi, Vicepresidente del Gruppo e Amministratore Delegato di RDM Asia.

Jacopo Mazzei e Maurizio Lupi

E quando il capitale incontra la capacità, l’intelligenza disegna progetti ambiziosi, l’esperienza aggrega i giusti partner, per il made in Italy i risultati non possono certo mancare. Con il marchio “Florentia Village” l’iniziativa si è infatti subito affermata divenendo la catena di designer outlet più top della Cina. L’avventura in Oriente è iniziata nel 2011 con l’apertura del primo outlet a Pechino/Tianjin che già nel 2014 ha superato i 4 milioni di visitatori l’anno e dal 2016 genera ogni anno vendite superiori ai 400 milioni di euro. Gli outlet aperti aumentano rapidamente, si aggiungono infatti quello di Shanghai, che occupa quasi 90mila mq e ospita 180 negozi con i marchi del lusso mondiale, e quello di Guangzhou, la più grande città costiera del sud della Cina.

Nel 2015 “Florentia Village” sbarca anche a Canton, dove ha attirato ben 8 milioni di visitatori generando ricavi per 600 milioni di euro. Nel maggio dello scorso anno apre l’outlet di Hong Kong mentre a dicembre del 2017 ad inaugurare quello di Chengdu è stato il Console Generale d’Italia a Chongqing Filippo Nicosia, con una grande festa insieme a celebrità cinesi, tra le quali la amatissima attrice Sun Ying e la celebre e bellissima modella Xiex Xin.

«Stiamo lavorando alla seconda pipeline di progetti – ha dichiarato Lupi – simile a quella degli attuali sette centri in via di compimento, da sviluppare sia in Cina sia nel Sudest Asiatico».

«Abbiamo esportato il know how e lo stile italiani – spiega invece Mazzei – e ora la sfida è fare in modo che gli outlet diventino una destinazione, per distinguersi in un mercato come quello cinese che è estremamente competitivo». Con 300 milioni di dollari iniziali ed i flussi di cassa generati dalle attività degli outlet aperti, sempre realizzati in partnership con il protagonista europeo del settore factory outlet, McArthurGlen, l’investimento immobiliare-commerciale complessivo supererà ampiamente il miliardo di euro.

Il presidente Sarnella ha conferito la medaglia Confimrese Turismo per la promozione dell’Italian Style a Mister Jacky Li, direttore del Florentia Village nella provincia di Guangdong

«La soddisfazione per questo grande successo italiano in Cina è davvero tanta. Oltre al piacere di vedere imprese e manager italiani che come Lupi e Mazzei si danno obiettivi ambiziosi e conquistano importanti leadership, queste operazioni contribuiscono anche ad alimentare il sistema Paese – sottolinea il presidente Sarnella nella foto con il direttore del Florentia Village di – Sono convinto che l’amore per il Belpaese e l’italian style possa sbocciare più facilmente, persino in maniera più efficace rispetto ala tradizionale promozione, proprio tra i milioni e milioni di visitatori di questi luoghi di aggregazione, che sono tutti caratterizzati nel concept, nel design e nelle architetture dalla forte impronta italiana e riproducono piazze, strade, fontane e monumenti di Firenze, Venezia e Roma».

Sparsi nella immensa Cina, gli outlet a marchio “Florentia Village”, oltre a generare volumi commerciali importanti per i prodotti made in Italy, rappresentano quindi uno strumento promozionale di grande efficacia anche per il turismo verso il Belpaese. «Da questa missione torniamo carichi di entusiasmo e voglia di fare, anche se una considerazione lascia un retrogusto amaro. Quello di costatare come imprenditori italiani capaci possano realizzare in Cina un progetto di grandi dimensioni ogni anno. Cinque in cinque anni, davvero pietoso il paragone con chi decide di investire in Italia, dove per realizzarne anche uno solo non solo occorrono dei lustri, ma si deve convivere con il grande rischio di vederli naufragare. Questa mission di Confimprese Turismo Italia in Cina – conclude il presidente Sarnella – ha ulteriormente rafforzato la nostra convinzione che per il futuro del nostro Paese è vitale combattere subito e con grande determinazione il lato oscuro della burocrazia».

E Sarnella una simile esperienza, purtroppo l’ha vissuta come imprenditore in prima persona con il progetto “Acanthus”. Il progetto è davvero ambizioso: realizzare un moderno Polo Termale a Nord di Civitavecchia. La posizione oltre che bellissima è strategica, in quello che di fatto resta il porto di Roma, sbarcano mediamente 2,3 milioni di croceristi all’anno.

Le carte si firmano nel 2011, il progetto Acanthus si estenderà per circa 250 ettari, il “polo termale del terzo millennio” sarebbe quindi anche il più grande d’Italia. Il progetto è innovativo anche rispetto ai criteri dell’eco-architettura, impatto ambientale zero con gran parte della struttura realizzata esclusivamente in rocce naturali e vetro. Una perfetta sinergia tra benessere, occasioni di svago, sport, cultura, shopping, sviluppo congressuale e archeologico, il tutto immerso nella natura incontaminata di Tolfa, vicino al mare dell’Argentario, a pochi passi dalle necropoli etrusche, sito che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità.

Gli investimenti milionari sono tutti a carico di privati, che oltre alla riqualificazione e promozione del territorio creerebbero un importante sviluppo occupazionale, compreso indotto e sviluppi si calcolano in circa 6mila i posti di lavoro. A presentare alla stampa questo progetto che contribuirà a rilanciare l’economia del comparto turistico e dell’intera regione intervengono ad aprile del 2012 l’allora Presidente della Regione Lazio Renata Polverini e l’allora Sindaco di Civitavecchia Giovanni Moscherini.

Ma la nuova giunta che scaturisce dalle elezioni del maggio 2012, guidata dal rivale di Moscherini, Pietro Tidei, revoca la concessione alle imprese capeggiate da Sarnella e annuncia spavaldamente: «Ora le terme le faremo noi e  faremo le cose come devono essere fatte. Da allora sono passati sei anni, nel mentre nel porto di Civitavecchia sono sbarcati quasi 15 milioni di croceristi ma sul fronte dell’attrattiva e delle infrastrutture turistiche l’unica certezza resta la carenza, in nome di interessi politici e affaristici contrapposti si resta nel nulla del nulla, un vero fallimento rispetto alle attese e alle speranze non solo degli imprenditori ma di una comunità.

Se si riuscisse a dirottare anche una piccola parte di quei duemilionitrecentomila croceristi che sbarcano annualmente a Civitavecchia sarebbe una svolta per tutta la provincia di Viterbo.  Questo sosteneva con vigore ancora lo scorso anno il Marketing Manager dell’Autorità Portuale: «Da non sottovalutare, poi, anche il novero degli equipaggi, che incidono almeno per un altro milione di persone. In tale direzione – concludeva Malcolm Morini – si deve lavorare insieme, proponendo offerte di nicchia, percorsi alternativi alla Capitale, non dimenticando che il mercato è profondamente cambiato e gli standard qualitativi devono essere elevati».

Parole rimaste nel vuoto, una enorme potenziale risorsa che viene letteralmente “sprecata”. Come sprecato è il tempo che è passato, come sprecate sono le acque termali che per le loro caratteristiche organolettiche sono uniche al mondo, simili solo a quelle delle sorgenti di Tokyo in Giappone. Ma quello che avviene da quelle parti, come abbiamo visto, è davvero tutta un’altra storia.

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